Foto fatte a c…? – Pensieri condivisi sulla street photography

Recentemente ho visitato Firenze, durante il mio soggiorno ho avuto il piacere di incontrare alcuni amici in zona, dopo i saluti iniziali abbiamo iniziato a passeggiare per le vie del centro. In mano tenevo come sempre la mia macchina fotografica, si parlava del più e del meno, della gente, della politica, della bellezza artistica della città… ogni tanto, in modo quasi automatico, e senza interrompere la discussione, alzavo la mano e scattavo!

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Quasi sempre fotografo con un 14mm (eq 21mm), è un obiettivo molto largo, che mi consente di avvicinarmi molto alle persone ed avere una contestualizzazione più ampia; devo ammettere di aver fatto proprio mia quest’ottica e oggi riesco a capire cosa entra in scena e cosa no, senza portare la macchina all’occhio (questo è un gran vantaggio). Camminavamo, osservavo, dialogavo e poi quando percepivo qualcosa di interessante spostavo la macchina, alzavo il braccio e clic.

Questo mio modo di fare, come sempre, ha fatto cadere la discussione sulla fotografia o meglio sulla street photography e come sempre la frase che non può mai mancare, specie dopo un’apparente evidenza d’azione, è stata “…so che fai la street photography…” ed  io “si…sempre…anche in questo momento…” e lui, con un certo imbarazzo “(…)mmmmm in pratica fai foto a ca..zo senza portare nemmeno la macchina all’occhio?” e io “apparentemente si” e lui “sembra proprio così… ma capisco che poi alla fine sarà molto più complesso di quello che sembra“.

Ebbene si, non è la prima volta che mi capita che qualcuno condivida con me, in sincerità, la propria percezione dello street photographer.
Una cara amica una volta mi disse: “(…) si certo lui fa street photography… fotografa cose vecchie a caso e gente che cammina“.

Le persone hanno una visione molto standardizzata del fotografo, lo vedono lottare per ottenere la posizione migliore, lo vedono correre per non perdere quel momento che è già passato, lo vedono sdraiarsi a terra per avere un punto di vista più creativo; per la gente “u fotografo bonu” (il buon fotografo) è quello carico di attrezzatura professionale, quello che in modo fiero porta con se tanta roba pesante e ingombrante, colui che ha la macchina che fa la foto perfetta. Ecco molte persone immaginano il vero fotografo come un individuo “professionale” e palesemente evidente.

Noi “street photographers” invece appariamo come dei turisti bislacchi, che effettuano sempre strane scelte: come indietreggiare nella folla che osserva un evento, fotografare muri e strisce pedonali inutili; appariamo come strani individui che nascondono e non osannano i loro mezzi fotografici (a volte anche molto costosi) o che quasi nostalgicamente si fermano in un cantuccio per caricare quella pellicola, vista solo nei vecchi film.

Insomma è inutile negarlo, il comune sentire non riesce bene ad inquadrarci,  appariamo inesorabilmente come quelli che  fanno “foto a ca**o” ma che nella sostanza provano a cogliere quello che di più naturale vi è nella vita di ogni giorno, senza interferire sul suo normale fluire, siamo quelli che senza portare la macchina all’occhio fotografiamo il costume, le relazioni tra gli ambienti urbani e le persone comuni… insomma alla fine per il comune sentire non è poi così tanto normale rinunciare all’ultimo modello di fotocamera ipertecnologica per perdersi in una montagna di libri.

Essere (o provar ad essere) uno street photographer significa anche tutto questo… e in verità, alla fin fine, sono pienamente onorato di apparire come uno che fa foto a cazzo ;-). Dunque se anche a voi è capitato un qualcosa di simile… sorridete e siatene fieri. L’importante è sempre e comunque che anche nella foto fatta apparentemente a caso, ci sia quel sottile equilibrio tra elementi formali, stilistici, strutturali e contenuti che alla fine rende nobile ogni forma di espressione.

Andrea

NB: Di seguito quelle foto fatte durante quella chiacchierata 😉

 

 

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