A CULTURAL STREET: A WAH DO DEM


Volete proprio sapere come è fatta quella street lontana da stereotipi che va dritta al contenuto, quella street sporca, irriverente, coraggiosa, sfocata, audace, mai banale che inizialmente non comprendi… quella street che ti fa male dentro ma che al tempo stesso ti fa perdere in essa, generando un cortocircuito emozionale? beh, allora…

Vi presento BOOGIE!

Considerato uno dei fotografi più rappresentativi della street del nuovo millennio,  Vladimir Milivojevich, meglio conosciuto come Boogie, è un fotografo Serbo, oggi stabilmente trasferito a Brooklyn, la cui poetica street si incentra principalmente sul lato oscuro dell’esistenza umana.

Boogie TheHundreds - A CULTURAL STREET: A WAH DO DEM - fotostreet.it

Boogie e visceralmente “streepher”, non per moda, non per tendenza, ma semplicemente per ESSENZA; il suo approccio alla fotografia è tale da trasmettere in un solo scatto tutta la forza del momento, la carica energetica, le tensioni, i disagi, le paure del mondo.

Boogie ti catapulta all’interno delle scene… sei li… e le vivi attraverso i suoi occhi.

Folle, coraggioso e per certi versi estremo, Boogie in tutta la sua produzione fotografica, iniziata negli anni 90 durante la guerra civile in Serbia, si è sempre spinto ai limiti della società: tra gang, bande armate, prostitute, e deviazioni dell’umana esistenza, ha sempre fatto scaturire dai lati oscuri del mondo riflessioni culturali intense e spesso scomode.

A WAH DO DEM: L’OPERA

Da sempre un fotografo “analogico”, insieme alla sua Leica M6, ha avuto prevalentemente una produzione monocromatica, fino a “Wah Do Dem”,  la sua sesta monografia (edita da Drago) e prima opera a colori scattata interamente a Kingston, in Jamaica, nel corso di 3 anni.

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Apri il libro e dici… questa è street!

Kingston è la capitale della Giamaica ed è situata sulla costa sud-orientale dell’isola,  oltre alla frenesia tipica di una capitale, regna il traffico di droga e una criminalità che sta mettendo in ginocchio l’intero paese.

Boogie con quest’opera ci porta ai limiti della società, raggiungendo quelle zone in cui il disagio e il mal di vivere sfocia in violenza, dove anche la polizia evita di entrare se non armata fino ai denti. Attraverso la conquista della fiducia di ragazzi appartenenti a gang prima e al supporto di militari dopo, Boogie fotografa la vita, le azioni , le situazioni e quella distorta quotidianità ricca di contraddizioni e priva di romanticismi.

This is the life! Senza filtri… così com’è!

Cosa c’è di sbagliato in loro?

Letteralmente “A Wha Do Dem” significa “What’s wrong with them / What’s their problem”, in italiano una cosa come “Cosa c’è di sbagliato in loro / Qual è il loro problema?” . Ecco dunque la domanda/affermazione il cui senso può essere compreso solo dopo la visione di quest’opera.

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Dai ritratti posati in compagnia di armi mostrate con orgoglio, a party notturni in cui droga e alcol la fanno da padroni, dalle mura ricche di graffiti di protesta ai giocattoli di cartone dei bimbi per strada. Tutto è fotografato in modo unico e diretto, con approccio easy e street come solo Boogie sa fare. Le immagini pervadono la tua mente e non riesci mai a prendere una posizione, prima condanni, poi giustifichi, poi pensi… sei libero, anarchicamente libero di avere la tua idea di una visione street e reale di una delle dailylife più estreme e pericolose del globo.

Da opere del genere puoi solo imparare! Questo è ciò che ho imparato io:

  • La street photography è un modo di essere e non uno mero stile fotografico fine a se stesso.
  • La scelta della mia pellicola è solo una scelta comunicativa a supporto del progetto che voglio portare avanti.
  • Devo osare e spingermi sempre oltre, per dare una forma non banale alla mia visione.
  • Se necessario e possibile, bisogna sempre tornare negli stessi luoghi per ampliare ed approfondire la propria visione (un libro non si fa con un viaggio vacanze!).
  • Nulla è superfluo, anche un muro sporco e lurido ha qualcosa da raccontare.
  • Conoscere umanamente (nel bene e nel male) chi si fotografa spesso ci permette di “vedere” lati diversi e privi di filtri. Dunque non devo aver mai paura di chiedere e “interagire”.
  • Che pur partendo da un’idea chiara, devo seguirne l’evoluzione e vivere intensamente e al tempo stesso in modo distaccato il tutto per dare alla fine una forma reale e priva di preconcetti. In una parola “Mostrare” ciò che è!
  • Devo continuare a chiedermi il perchè delle cose e non fermarmi mai alla superficialità degli aspetti formali
  • Il contenuto giustifica la forma, l’estetica della narrazione, l’errore.

Adesso, prendo la mia leica M6 e scendo in strada 😉
Buon 2019 a tutti voi!

Andrea

2 comments on “A CULTURAL STREET: A WAH DO DEM

  1. Seby 6 Gennaio 2019 16:10

    Già questo 2019 , mi sta piacendo ….. 🙂

    • Andrea Scirè 6 Gennaio 2019 18:09

      👍 Oh yesssss!!!

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