Street Photography: cosa chiederci prima di uno scatto?

QUELLA FOTO È SBAGLIATA!

Ma cos’è una foto sbagliata? Teorici, critici, amatori, fotografi passano spesso molto del loro tempo a commentare foto, trovare un perchè nella composizione, dispensando consigli gratuiti su come sarebbe venuta meglio una foto, su come secondo loro si doveva interpretare una forma, su come sarebbe stato meglio sviluppare un colore…

Be’ io penso che ogni foto abbia un perchè e che ogni composizione sia, per quanto bizzarra possa essere, fonte di ricerca e ispirazione. Mi piacerebbe essere nelle testa di ogni singola persona per osservare da punti di vista differenti; l’eterogeneità dell’uomo rende meravigliosa l’osservazione del mondo, la stessa scena può essere interpretata e rappresentata in mille modi differenti.

La street photography è come il Jazz: una libera improvvisazione estemporanea sulla quotidianità

La tecnica e la conoscenza ci danno una maggiore capacità espressiva, una maggiore possibilità di interpretare il mondo e trasmettere messaggi ed emozioni. Forma, struttura e contenuto sono i tre elementi fondamentali che dobbiamo sempre tenere a mente tutto il resto è lecito… almeno in fotografia di strada.

COSA CHIEDERCI PRIMA DI UNO SCATTO?

Quando studio un autore o approfondisco un tipo di fotografia, mi chiedo sempre come e cosa quel fotografo avrebbe fotografato. Cerco sempre di immaginare, con i limiti della mia mente, cosa potrebbe rendere interessante una scena apparentemente banale. Sempre più spesso mi capita che per magia inizio a “vedere”… le linee emergono e le persone diventano attori che entrano ed escono da quella scena. Paradossalmente, anche una carta per terra diventa interessante… perchè anch’essa alla fine ha una sua storia.

Ovviamente l’imitazione di autori, il voler fotografare come quello o quell’altro fotografo, se da un lato è un buon esercizio mentale alla fine porterà alla creazione di immagini che assomiglieranno vagamente a quelle di qualcun altro… e sinceramente, anche se inizialmente può far piacere sentirsi dire che una propria foto  “assomiglia ad uno scatto di Scianna” oppure hai i toni delle foto di “Webb” alla fine ci si rende conto che quella foto rischia di non rappresentare la NOSTRA visione fotografica.

Dunque onde evitare di fare foto mal riuscite che vagamente assomigliano alle foto di qualcun altro… prima di premere il pulsante di scatto penso sempre… IO COSA VEDO IN QUESTA SCENA?

CLICK

Ho scattato la mia foto, si è proprio la MIA foto… mi piace, la odio, la critico… ma è pur sempre una mia foto. Non mi importa, almeno adesso,  cosa possa pensare la gente di quella foto… cerco prima di tutto di ri-emozionarmi. Se IO mi emoziono alla visione di una foto, allora sono soddisfatto dello scatto.

Spesso proprio per evitare un eccessivo coinvolgimento emotivo, non guardo mai le foto appena scattate… le conservo e dopo qualche settimana, le guardo [a volte dimentico anche di averle scattate] e le riguardo… con distacco, estremo distacco… e se mi emoziono ancora… allora vuol dire che ho fatto un buono scatto… fine della storia.

Principalmente sono un egoista… fotografo per me stesso, per raccontare a me stesso la vita che mi circonda. Ma non nego che se poi alla fine la mia stessa emozione viene trasmessa a chi guarda quella foto… be’ un piccolo sorriso di compiacimento mi si stampa in viso e godo della sensazione di stupore che ciò mi genera.

Ecco qualche strano scatto, fatto in corsa, in  autobus e per strada, mentre mi trovavo in tunisia… io mi emoziono.

 

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