Street photography Zine “Tarallucci e Vino”, tutto legale?


Quanto è bello il nostro paese, già… l’Italia è il paese più bello del mondo e l’innovazione tecnologica ha accorciato i tempi classici di Know How in quasi tutti i campi!

evolution - Street photography Zine “Tarallucci e Vino”, tutto legale? - fotostreet.it


Oggi è tutto molto più semplice, compri una macchina fotografica e sei un fotografo, spendi un po’ di più e diventi un “fotografo professionista”, vai in vacanza in qualche posto e sei un reporter, fai una mostra, da te pagata editata e prodotta e allora diventi un “autore” o meglio un “artista” e dulcis in fundo… impagini in modo più o meno glamour i tuoi scatti fatti in strada e diventi anche “Editore”.

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LIBERTA’ DI STAMPA

Da un punto di vista dell’intraprendenza questo è quanto di più libero e bello possa esserci: La Zine è una forma di espressione moderna, libera, trasgressiva e indipendente; la sua diffusione è in crescita e le idee di cui si fa tramite sono molto spesso interessanti e di forte ispirazione…

ma ritornando all’uso che se ne fa in Italia per la pubblicazione di lavori di Street Photography, mi sorge il dubbio che più della metà di queste zine , autoprodotte e vendute, possano essere ai limiti della legalità.

COSA E’ POSSIBILE PUBBLICARE IN ITALIA
(fotograficamente parlando)?

Partendo dal mio articolo sulla fotografia di strada e la legge italiana, scritto qualche anno fa e in continuo e costante aggiornamento con case history reali e condivise dai vari lettori, mi sono posto una semplice domanda:

Se per pubblicare immagini di persone comuni, che per composizione non rientrano nei limiti di legge, ho l’obbligo di avere liberatorie firmate, visto che l’80% delle immagini “street” ha tagli che violano queste norme, come fanno ad esserci così tante zine in giro???

Secondo la legge italiana:

  1. potrei pubblicare una zine con persone ritratte in luoghi pubblici durante eventi, sagre, fiere, feste religiose ecc e avvalermi del diritto di cronaca, dell’interesse culturale o artistico… ma non potrei vendere le mie Zine, perché scatterebbe la finalità di lucro e dunque sarebbero fuori legge.
  2. potrei pubblicare scatti di strada dove i volti non sono il soggetto principale, dove la visione è ampia è nessuno è mai decontestualizzazione e anche dove i minori (se presenti) non siano riconoscibili, ma questo escluderebbe molte opere e tutti i ritratti.

Un dubbio mi assale…

Mi chiedo dunque: le zine in circolazione hanno tutte una valanga di liberatorie o vista la legge sono diffuse “gratuitamente” per motivi culturali, artistici o di cronaca?  Se così è, come mai molte Zine hanno un costo? Forse esso è da intendersi come una “libera donazione a sostegno dell’autore/editore”? Mi sfugge qualcosa…

Il fatto che oggi i costi di stampa si siano abbassati, non significa che possiamo mettere in vendita l’effige delle persone senza il loro permesso… Il fatto che molti lo fanno non è una giustificazione… è vero che ‘mal comune mezzo gaudio’, ma inizio a pensare che spesso ci ritroviamo di fronte a evidenti violazioni della legge italiana.”

E allora? Taralluci e Vino!

Dopo questa riflessione, rinsanisco e ascolto gli altri … e come spesso mi ricordano… “We Bello! Vedi che siamo in Italia… alla fine se qualcuno si riconosce ti scrive, gli mandi una copia gratuita firmata e tutto si risolve a tarallucci e vino… che te frega, te devono dì grazie che li hai fotografati e scelti!”

Ma se ciò non accadesse? Non voglio essere rompiC… o paranoico… ma vi chiedo e mi chiedo: siamo proprio disposti ad assumerci tutta la responsabilità di una bega legale?  Quando scattiamo siamo realmente consapevoli della destinazione d’uso del nostro scatto?… E soprattutto se ciò fosse fatto con la nostra immagine, saremmo pure noi d’accordo ad una pubblicazione non autorizzata?

Sul web, per rimuovere un contenuto non autorizzato basta poco più di un clic, ma la carta stampata e cosa diversa.

Io intanto ci rifletto su.
Alla prossima.
Andrea

Verba volant, scripta manent.

11 comments on “Street photography Zine “Tarallucci e Vino”, tutto legale?

  1. Alberto Parma 30 Gennaio 2019 21:06

    Ciao Andrea la fotografia è arte e non riesco a capire perchè la gente si deve offendere o risentire se viene fotografata, soprattutto se si è un luogo pubblico. Avrò pur il diritto di fare arte? Chiaro che ci vuole un comportamento etico e di rispetto ( io per esempio certo sempre di non farmi notare, diventando invisibile). L’importante è non denigrare.

    C’è da dire anche che dalla parte delle persone c’è molta ipocrisia. Non vogliono essere ripresi ma poi li vedi con lo smartphone a farsi i selfie che poi pubblicano sui social ( basterebbe già questo come liberatoria). Oppure peggio che vogliono essere pagati.

    La fotografia è vittima, credo, di stereotipi ingiustificati.

    Saluti cordiali.

    • Andrea Scirè 4 Febbraio 2019 22:01

      Ciao Alberto,
      concordo con te sul fatto che un tipo di fotografia può essere considerata Arte; dunque se fai arte, in qualità di “artista” puoi pubblicare liberamente le tue opere, ma attenzione! A differenza di opere pittoriche, musicali, scultoree in cui la materia emula la realtà, la fotografia la rappresenta fedelmente, così com’è; dunque a meno che non la alteri hai l’obbligo di rispettare la libertà degli altri nel voler essere ritratti. Ecco perchè la legge interviene in merito alle pubblicazioni.

      Il fatto che tu ti renda invisibile riguarda esclusivamente l’approccio e la tecnica di ripresa, nessuno vieta di far foto in un luogo pubblico, ma converrai con me che il nocciolo della questione riguarda il successivo utilizzo di tali foto.

      L’azione di un selfie in quanto tale autorizza l’autore, ma poniamo il caso che domani iniziassi a fotografarti, mentre cammini, mentre lavori, mentre fai pausa, in atteggiamenti anche grotteschi che potrebbero non rappresentare la visione che tu hai di te stesso… pensi proprio che autorizzeresti una eventuale pubblicazione artistica? E se fosse a scopo di lucro?

      Il confine tra lecito e illecito è sempre molto sottile… e se all’esterò è tutto molto più chiaro, in Italia rimane sempre quel velo di incertezza, fonte di dibattito e spesso di Cause legali.

      Grazie per questo tuo spunto di riflessione.
      Andrea

  2. Giuseppe Pons 20 Gennaio 2019 17:48

    Ciao Andrea,
    innanzitutto cosa è la fotografia… Se è una espressione della mia libertà artistica dovrebbe valere la Costituzione Italiana che all’art. 21 dice

    “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.”

    Per cui a quanto ne so io se con la mia fotografia “senza liberatoria” non faccio lucro e non denigro nessuno allora mi mantengo in quel “range” di legalità che mi permette di esprimere il mio pensiero attraverso un mezzo di diffusione che è la fotografia e di pubblicarlo.
    Cosa è la Fotografia di Strada? A questo punto tutto e niente. Per come la tratto personalmente è la descrizione del mio pensiero sulla quotidianità urbana (ma anche non) con cui cerco di elevare situazioni apparentemente normali in artistiche o straordinarie. La fotografia non centra nulla con la Legge sulla Privacy. Se scatto la foto non chiedo nome cognome, CF, tessera sanitaria, conto bancario o nr. di telefono. Il dilemma è sempre duro, ma per quanto mi riguarda quando scatto sono sempre riconoscibile a chi ritraggo, il quale è quasi sempre ben cosciente di quello che sto facendo e nello scambio del suo sguardo c’è l’ok allo scatto e/o il suo diniego. Basta essere eticamente corretti e non credo si possano avere problemi. Nel passato tante riviste fotografiche mi hanno chiesto scatti senza liberatoria e me li hanno pubblicati. Non ho mai avuto problemi.
    Permettimi solo una nota polemica di attualità… Sicuramente da qui in avanti la svolta a DX delle politica , la ricerca dello scontro costante e “dei muri da ereggere” come certe metodologie fasciste di aggressione contro giornalisti del gruppo Espresso o le minacce al direttore Enrico Mentana possono proprio portare alla chiusura della stampa libera e quindi anche della nostra molto meno importante “Street Photography”…

    • Andrea Scirè 21 Gennaio 2019 09:40

      Ciao Giuseppe, concordo con te sull’essere eticamente corretti e sul fatto che il diritto alla stampa é un diritto sacrosanto alla base della libertà di ogni individuo. L’articolo verte esclusivamente sul diritto alla pubblicazione in Italia e ti ringrazio ancora una volta per aver sottolineato il fatto che questo non c’entra nulla con la privacy. La disinformazione in italia é il fuoco che alimenta le ingiustizie, i soprusi e le limitazioni di libertà a cui assistiamo ogni giorno. È pur vero che la mia libertà finisce dove inizia la libertà del mio vicino e questo principio spesso é violato dalle pubblicazioni a scopo di lucro prive di finalità artistiche, culturali o giornalistiche ma per semplice voglia di apparire e far parlare di sé.

      Sul fronte politico, fotostreet.it é un luogo in cui per scelta editoriale non vengono prese posizioni in merito o espressi giudizi di parte. Si rispettano tutte le posizioni e ci si concentra esclusivamente sulla fotografia di strada.

      Dico solo, come persona, che, citando qualcuno di illustre, lotterò fino alla morte affinché tutti, possano esprimere liberamente il loro pensiero.

      Ci vediamo in strada e grazie per i tuoi sempre interessanti commenti.

  3. Stefano 20 Gennaio 2019 00:15

    Ciao Andrea, penso che l’etica dello scatto sia alla base di tutto il ragionamento. Spesso negli scatti di reportage questo non avviene, è inevitabile che sia così: il fotografo deve necessariamente documentare la realtà senza artefatti (nè liberatorie) mettendo a nudo ed evidenziando la realtà degli eventi. Nella street (una sorta di reportage storico e culturale) scattare in luoghi pubblici non viola la privacy…denigrare un soggetto è a prescindere eticamente scorretto e fuori dai (miei) canoni di street photography. Questo non è violare la privacy, usare lo scatto per pubblicarlo non lo è allo stesso modo…il libro è il mezzo più efficace per diffondere un messaggio…certamente è fondamentale il contenuto del messaggio stesso. Assistiamo oggi alla diffusione di pubblicità con messaggi che dovrebbero essere censurati…Una fotografia è fondamentalmente un’espressione artistica. Bhe….Andrea, sto lavorando ad una mia pubblicazione…e rigorosamente senza liberatoria.

    • Andrea Scirè 20 Gennaio 2019 00:37

      Ciao Stefano, grazie per il tuo commento, l’importante é comunque essere consapevoli; le scelte, le modalità di azione e di divulgazione sono ad esclusiva responsabilità artistica, etica e legale di chi se ne fa carico. A tal riguardo la legge é molto chiara e tutela il diritto di cronaca, le finalità artistiche e culturali… Ci mancherebbe! Se no si chiamerebbe censura.

      Il mio articolo vuole essere uno spunto di riflessione su un qualcosa di oggettivo legato alle attuali norme italiane.

      Tengo a precisare, per fare maggiore chiarezza, solo che parlo di pubblicazione e non di privacy, in quanto quest’ultima é legata alla divulgazione dei dati personali come nome cognome ecc ecc e non alle immagini.

      Se la tua opera ha finalità culturali ed artistiche, ben venga, sarà un piacere averne un copia tra le mani 😉

  4. Alex Coghe 19 Gennaio 2019 21:27

    Andrea, c’è una domanda/cartina tornasole che tutti dovrebbero farsi: se fosse una persona a me cara, la fotograferei in quel modo, e soprattutto, la pubblicherei? Rispondendo a questa domanda credo che ognuno di noi possa arrivare a comprendere dove sta il confine.

    • Andrea Scirè 19 Gennaio 2019 22:10

      Già, ma purtroppo questa domanda é una di quelle scomode che in molti evitano di porsi. Io la uso da sempre per valutare eticamente (per la mia etica) i limiti delle mie pubblicazioni, ma questa é un’altra storia…spero che possa essere uno spunto di riflessione ulteriore a questa questione.

      Grazie per il tuo contributo.
      Lo apprezzo molto.

  5. Alex Coghe 19 Gennaio 2019 20:28

    Considerazioni che dovrebbero far pensare. Ma lo faranno davvero? Per le pubblicazioni stampate ci dovrebbe essere, per muoversi in territori legali, la registrazione ad un tribunale, ma anche questo non basta. C’è un discorso di cronaca che spalleggia il fotografo documentarista, in cui ricade anche il fotografo di strada, ma ATTENZIONE: quali foto e che tipo? Una fotografia di strada dovrebbe tener conto delle ragioni culturali e appunto, di cronaca. La sensazione è che oggi molta Street Photography sia altro, ben altro. Pur di ottenere una street credibility e seguendo la corrente di certa street che vediamo oggi molti fotografi di oggi agiscono senza rispetto, imbruttendo le persone e perfino ridicolizzandole. C’è da star male ai commenti sotto ad una di wueste foto su instagram o facebook. Fanno del bullying con le fotocamere e continuano dopo con la pubblicazione. Molti street photographers stanno già oltre, hanno sconfinato nell’illegalità a causa di questo abbruttimento e mancanza di gusto. Io sono anche editore di riviste di Street Photography, mi sento chiamato in causa, al tempo stesso mi sento sereno perchè curo molto i contenuti. Riflettiamo tutti. Dove è arrivata la street, cosa intendiamo per una foto buona e rispettosa. I contenuti possono fare davvero la differenza, soprattutto in casi come queli da te riportati, in cui i confini della legalità si fanno rarefatti e probabilmente non tutti sono consapevoli di quel che stanno facendo.

    • Andrea Scirè 19 Gennaio 2019 20:48

      Ciao Alex, grazie per il commento, condivido il tuo pensiero al 100%! Assistiamo ad una degenerazione del genere priva di ogni buon senso e rispetto. Spero che parlarne possa accrescere la consapevolezza delle azioni e ripristinare un po’ l’etica dello scatto.

      A presto 😉

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