Con orgoglio condivido con voi un altro piccolo traguardo: la serie “The Show Must Go Home, scattata durante i funerali di Pippo Baudo a Militello in val di Catania, ha vinto un Silver all’International Photography Awards 2026, categoria Film Photography / Photojournalism.

L’IPA, International Photography Awards (Los Angeles | New York), per chi non lo conoscesse, è uno dei concorsi fotografici più prestigiosi al mondo, legato agli Lucie Awards, raccoglie ogni anno migliaia di candidature da più di 100 paesi, divenendo di fatto una vetrina importante della visione fotografica contemporanea.

Quando ho appreso la notizia, mi trovavo nel cuore della foresta Nera tedesca, un luogo mistico che ha ispirato le tante favole dei fratelli Grimm… cazzarola ho esclamato! Secondo posto nella categoria film photography… io? Cazzarola!

Sono rimasto con un sorriso ebete stampato in faccia fermo davanti al computer per diversi minuti… poi ho comunicato a mia moglie e familiari del nuovo premio. Come al solito bravo, complimenti, bravissimo… e adesso che succede, hai vinto soldi?… E io… ma no, nulla di tutto questo. Non succede nulla! Ho vinto un secondo posto e vuol dire semplicemente che ho visto bene.

La serie

“The Show Must Go Home” racconta due funerali avvenuti nello stesso luogo e nello stesso momento: quello mediatico di Pippo Baudo e quello, silenzioso, del rispetto umano del popolo siciliano.

L’ho scattata con la mia solita Nikon FE2 su Kodak Tri-X 400 (tre rulli), e sviluppata in cantina in una lunga notte a Treviso.

Questo traguardo per me, come più volte detto a riguardo dei concorsi fotografici, è una conferma della mia visione, una conferma che la via che continuo a percorrere è quella giusta, e soprattutto che il mio intendere la street photography come un approccio alla fotografia con una semantica non convenzionale, possa essere valido ed efficace anche nell’ambito del fotogiornalismo.

Guardando gli altri lavori, come sempre mi sento un nano tra giganti e come sempre non posso che dire ONORATISSIMO SONO!

Ecco come è andata…

Premetto che sono sempre più convinto che il fato sia il movente principale delle mie serie: quando è morto Pippo Baudo mi trovavo in vacanza nel mio paese di origine, avevo come sempre portato con me una decina di rulli e la mia Nikon FE2 del 1982.

Subito dopo la notizia si è avviata la macchina mediatica: dirette televisive, la camera ardente a Roma, tutte le tv non parlavano d’altro. Il Pippo Nazionale, papà della televisione italiana non c’era più, il talent scout capace di vedere dove gli altri non vedevano, capace di lanciare chi oggi ha raggiunto il massimo del successo nazionale e internazionale, dal canto alla conduzione televisiva, aveva concluso il suo cammino. In TV tanti volti noti lo ricordavano in modo eccellente, con viva e commossa gratitudine… grandi ricordi per lo più legati al mondo della tv.

 

Funerale Pippo Baudo - Militello In Val di Catania - Andrea Scirè Street Photography

Rispetto

Nello stesso tempo, a Militello, suo paese natale, si avvertiva un’aria di tristezza generale, quasi la perdita di un familiare. Non si parlava di altro, ognuno con il suo piccolo aneddoto da raccontare, racconti semplici di gente semplice: un caffè al bar, una chiacchierata su una panchina, teneri ricordi d’infanzia, di giochi in strada e di scuola. Insomma, ricordi di vita reale e relazioni umane.

Seppi che, dopo la camera ardente a Roma, per sua ultima volontà, i funerali si sarebbero tenuti proprio a Militello in Val di Catania, il luogo dove già ero. Il luogo dove tutto aveva avuto inizio.

La notte prima, la piazza era gremita di persone, tutte in silenzio, tutte nello stesso luogo per accogliere l’amico, il compagno di giochi, o semplicemente il compaesano che tornava a casa.

Mi colpì molto il silenzio, insolito per un paese che aveva appena celebrato la festa del santo patrono (17 e il 18 agosto).

Arrivato il feretro, il silenzio si fece ancora più silenzio

Il carro funebre arrivò molto tardi, le luci della sera si erano già spente, era seguito dai familiari e dalla sua inseparabile assistente, Dina, la cui commozione raccolta e la mesta eleganza, trasudava di amore e amicizia….ero li, ad attendere, ad osservare, a comprendere.

Credetemi…quasi non si sentivano i respiri, solo i gesti dell’impresa di pompe funebri che, estraendo il feretro dal carro funebre, lo portò a spalla all’interno della chiesa. Tutti rimasero al proprio posto, fermi. Solo una voce gridò “Grazie Pippo”, stranamente non seguita da applausi. Solo un mesto silenzio.

L’indomani, fin dalle prime luci dell’alba, Militello era diversa. Ancora silenziosa, nonostante il via vai di camioncini e furgoni delle televisioni nazionali e locali, che si apprestavano a modificare l’arredo urbano per montare parabole satellitari, schermi giganti, stazioni di ripresa. La gente comune, invece, si metteva in fila per un ultimo saluto o per lasciare una firma su un libro posto su un tavolino al lato della chiesa.

 

Il sole di agosto era caldissimo, la macchina organizzativa si stava definendo, mentre le persone, compreso io, davano l’ultimo saluto rispettoso al “nostro Pippo”.

Nel pomeriggio arrivò una marea umana di gente venuta da tutte le parti della Sicilia e oltre, per assistere a quello che sarebbe stato un evento storico non solo per quel piccolo paese, ma per l’Italia intera. Faceva sempre più caldo, la protezione civile offriva bottigliette d’acqua, le fontanelle non chiudevano quasi mai il flusso, ma continuava ad esserci quello straordinario silenzio. Arrivarono anche i “vips”: ricordo di aver dato indicazioni per parcheggiare a Gigi D’Alessio e alla sua compagna, ma tutto in modo “semplice”, come si fa tra gente comune. Insomma, Pippo era riuscito a offuscare la mediaticità, ponendosi come unico pensiero nella testa della gente.

 

In questa atmosfera, mentre molti fotografavano “l’evento”, come sempre mi girai e mi misi a osservare le persone: i gesti, la cura degli uni verso gli altri, quella gentilezza nel cedere un posto alla signora anziana, ma anche la semplicità di chi portava una sedia e un ombrellone da casa per esserci comunque. Ero circondato da gesti di rispetto che mostravano un funerale diverso, rispetto alla macchina della comunicazione che continuava frenetica a concentrarsi sull’evento e sul ricordo che fa notizia.

 

Mi sono ritrovato tra due funerali, nello stesso luogo, nello stesso momento.

Questo è quello che alla fine ho fotografato.

In questo link, trovate una parte della serie, quella proposta al concorso – evirata di ponti e divagazioni. La serie integrale sarà a breve pubblicata. ciao Pippo.

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