Nell’ultimo anno ho guardato molto e parlato poco.
Ho visto la fotografia continuare ad essere la Cenerentola delle Arti.
Ho visto Salgado andarsene, lui e il suo bianco e nero assoluto, abissale.
Ho visto Martin Parr andarsene, lui e il suo colore urlato, irriverente, ironico.
Ho visto le AI trasformare il falso in credibile.
Ho visto la Street Photography annegare nella noia di sé stessa con rari guizzi di eccellenza.
E ho visto mio figlio compiere 4 anni.
Nel giorno del mio 48° compleanno, eccomi qui, non a dire che sono tornato,
ma a dire quello che ho visto.
Il Punto
La fotografia resta la Cenerentola delle Arti, è ormai un dato di fatto… percepita come cosa sempre più semplice, accessibile, democratica, continua ad essere osservata con una disarmante superficialità. Ho quasi l’impressione che. il mondo va talmente di fretta da non lasciare il tempo giusto per osservare veramente una Foto.
Salgado, Parr, Berengo Gardin e Oliviero Toscani svaniti nella memoria… ricordo le notti insonni ad osservare i loro scatti, a studiare la loro visione… il tuffo al cuore quando ho appreso le notizie al TG e il profondo senso di smarrimento e vuoto degli istanti successivi.
Mi sono sentito svuotato. Sono rimasto in silenzio.
E mentre tutto questo accadeva, le AI, che esploro e sperimento ogni giorno, per lavoro e curiosità da nerd, sono passate da visioni surreali a immagini talmente false da sembrare vere. Anche lightroom… la camera bianca per eccellenza ha piegato la sua integrità ad esse.
Se l’unica certezza della fotografia era l’estemporaneità del gesto, l’intima relazione con il reale, anche questo aspetto, almeno nel digitale, è diventato fumoso e dai confini poco definiti.
Nel mio lavoro di designer ed esperto in comunicazione identitaria, lo vedo ogni giorno: dove prima commissionavo o realizzavo shooting di prodotto, oggi mi bastano un’immagine approssimativa inviata dal cliente, e qualche etichetta per generare tutto quello che serve in modo impeccabile. La realtà diviene verosimile, ma nella frenesia della visione, l’osservatore distratto, non si accorge, prende per buono, lo scambia per reale… e allora tutti contenti.
Tecnologicamente ciò è affascinante, talmente entusiasmante, per certi versi, da togliermi di nuovo il sonno. Ma dall’altro lato, lo so, è pericoloso, profondamente pericoloso. La fotografia per come la conosciamo sta cambiando è lì, agonizzante… e nessuno pare far nulla.
E la Street Photography?
La Street Photography ha preso un’altra direzione:
col vento in poppa verso una noia rotta solo da rare eccellenza, nuove, diverse, affascinanti.
Produzioni ripetute, cliché stravisti, visioni sempre più superficiali svaniscono nello scrolling di social, spezzate da rare visioni straordinarie, che tuttavia passano inosservate.
I Festival sono sempre più vuoti, sempre meno capaci di sorprendere, portano in auge l’autore di turno destinato come tutti gli altri a vivere la sua curva di notorietà per poi perdersi nuovamente. Che noia…
Mi chiedo… quanti nuovi e vecchi autori emergenti stanno creando una produzione non ripetitiva? Quanti di essi sono in grado di colmare e rinnovare lo spazio lasciato dai grandi? Quanti hanno il coraggio di produrre secondo il proprio sentire non curandosi di una mancata viralità?
In questo anno la street è cambiata, l’anno resa urban, l’anno resa ritratto, l’hanno resa altro, poi altro ancora… un inseguimento affannoso di etichette che copre un dilagante vuoto di visione. La mia clausura, per certi versi, mi ha salvato. Penso che la chimica nei miei rullini fotografici è diventata, oggi più che mai, un sigillo di una realtà sempre più evanescente.
Sono sincero: non riesco a inseguire le tendenze, l’ho sempre odiato. Non riesco a star dietro a mille pubblicazioni il cui unico scopo è monetizzare, né a dinamiche di affermazione basate sulle cerchie di conoscenza piuttosto che sul valore reale. Non l’ho mai fatto. Non ho intenzione di iniziare adesso, con quasi mezzo secolo di vita sulle spalle. Ho compreso che quel guizzo al cuore che motivava la mia vita fotografica, è principalmente mio, e che è ancora li sommerso ma presente.
Il Tempo
Ho imparato che quando esci di scena, il tempo si ferma.
Non è necessario correre, è necessario essere.
Ho imparato che il valore dei grandi fotografi permane nei cuori di chi li ha amati, che la notorietà è una chimera pericolosa, che ti offusca la vista e ti fa perdere la bussola.
Ho imparato che la mia fotografia continua ad esistere, rulli su rulli (ancora da sviluppare) in un mondo reale lontano dai social. Un’esistenza invisibile che nei tempi moderni viene percepita come non-esistenza… un paradosso in cui siamo tutti vittime e carnefici, e in cui ho avuto modo di riflettere, aprire gli occhi e vedere.
Il tempo è solo una percezione, può andare veloce o lento, dipende dal nostro cuore.
Io ho ritrovato il mio. Ho ritrovato la serenità, quella priva dell’ansia di perdermi qualcosa, quella che ti fa abbassare la fotocamera per vivere un momento, un abbraccio.
Ho ritrovato quella serenità che senza fretta aspetta un rullino che avanza nell’oscurità e un rivelatore che mostra la luce che sei riuscito a intrappolare.
Penso di essere più reale di quanto appaia.
Ci sono, e ho molto da dire.




Si Andrea, in rete di me o della mia fotografia non c’è praticamente niente, perché come ti ho scritto più volte, non mi interessa pubblicare, esporre o condividere la mia fotografia…quel poco che si vede in internet, è stato caricato da chi ha organizzato le mostre e gli incontri con l’autore che ho tenuto nel corso degli anni.
Per il futuro, va bene, se qualcuno dovesse organizzare qualcosa dalle tue parti, te lo farò sapere, tu fai lo stesso se tu dovessi capitare in questa zona.
Strana comunque la faccenda dell’indirizzo e-mail che non ha funzionato… è la mia e-mail, e la uso regolarmente.
A rileggerci presto
Saluti
Walter.
Salve Valter,
mi accorgo solo adesso di questo tuo commento, il sito è stato interessato da una forte attività di commenti spam, e avendo alzato i livelli di protezione anche il tuo è finito erroneamente nel calderone.
Ci vediamo alla prossima rispettiva mostra o evento 😉
Saluti e Buon Agosto!
Scusa Andrea ma… io 3 giorni fa ti ho scritto un ultimo commento in risposta al tuo ultimo, ma ad oggi non lo vedo ancora pubblicato…
… c’è qualche problema?
Ciao Walter,
Semplicemente perchè sono rientrato in Sicilia… prima era in viaggio e poi “sequestrato” da parenti e amici che non vedevo da tanto tempo.
Trovo solo adesso un momento per sedermi davanti al computer in modo sereno…
Del resto lavorando con il web appena stacco, ho un rigetto verso qualunque cosa sia connessa, pensa che il mio rapporto con il cell è anni 2000 ovvero lo uso solo per chiamare, usare qualche app demotica o app istituzionale.
Dunque: commento pubblicato con annessa risposta.
NB: ti avevo risposto per e-mail… ma il server dice che la tua casella non esiste e dunque ritornano indietro.
A presto
Andrea
Ma vedi Andrea, se quel passaggio sulle risposte “estenuanti” da leggere fosse apparso solo in quel commento, per giunta con i due punti, trattino, chiusa parentesi (faccina sorridente)…io l’avrei certamente presa per come tu dici che era da intendersi…
…ma quell’affermazione triplicava un concetto che avevi già espresso altre due volte… pertanto era quasi impossibile non interpretarla in quel modo.
Mi piacerebbe a questo punto, sapere dove la leggi la “saccenza” che ti disturba, perché (credimi) io sono tutt’altro che saccente o presuntuoso…difendo le mie idee, i miei pensieri, cercando sempre di argomentare ed entrare nel merito… ma non credo di farlo con saccenza, e mi dispiace se tu hai letto questo in qualche passaggio.
Per quanto riguarda il fatto che non hai capito alcuni passaggi, o la mia visione, o il mio modo di fare fotografia o il rapporto con chi mi chiede di vedere la mia fotografia, probabilmente avrai anche ragione…se non sono riuscito a fare capire queste cose, per buona parte dev’essere colpa mia che non mi sono spiegato bene.
Sul discorso infine, del fatto che ti piacerebbe conoscermi per i miei scatti, anche se non faccio fotografia per raccontare alcunché,, ne per condividerla, come ti ho detto più volte, io NON sono uno che NON VUOLE far vedere la propria fotografia…e, quando qualcuno mi chiede di vederla non mi metto certo li, a negargliela…il problema in questo caso non è dovuto al “fato” o alla “casualità”… perché questi elementi sono già avvenuti con i nostri scambi…la discriminante è se a te interessa o meno vedere quella fotografia.
Il problema in questo caso potrebbe essere “logistico”…nei commenti di tre anni fa ti ho già accennato che io fotografo da sempre a pellicola, in bianco e nero, e sviluppo e stampo sempre tutto personalmente in camera oscura…
…tutte le mie fotografie, di conseguenza, sono stampe cartacee, che generalmente monto su cartoncini neri 30×40 e raccolgo in selezioni (fatte a valle degli scatti) di circa 60 stampe che compongono “ricerche visive” specifiche.
Generalmente negli incontri con l’autore mi porto dietro 2 o 3 ricerche visive, anche per parlare, dopo aver fatto girare le stampe tra i presenti, dei confini della “street photography” secondo una specifica “visione” (se poi ti interessa, ti spiego cosa intendo…).
Come potrai quindi facilmente immaginare, per vedere la mia fotografia è necessario vederla fisicamente, di persona…occorre quindi valutare le distanze per potersi incontrare…incontrarsi di persona, da soli, oppure incontrarsi in un luogo dove chi organizza l’incontro può invitare altre persone (sale comunali, club fotografici, ecc.).
Ora, noi abitiamo piuttosto distanti…(La Spezia e Treviso non sono davvero vicini), pertanto penso proprio che sia questo il problema principale…se ti viene in mente qualche soluzione logistica (qualche volta che passi da queste parti, oppure in una zona vicina, o che vai a vedere qualche Festival di Fotografia in città non troppo distanti da qui, come Genova o Pisa, e pensi di poter trovare quelle 2 ore e 1/2 ÷ 3 ore per poterci vedere), fammelo sapere…come ti ho detto, anche se la mia fotografia nasce per altre motivazioni, e anche se a me non interessa condividere la mia fotografia… se tu sei interessato a vedere la mia visione sulla Street Photography, sarà un piacere parlarne insieme, visto che è uno straordinario genere fotografico che sta molto a cuore anche a te.
Ciao Walter,
ero in viaggio per la Sicilia e non ho avuto modo di attenzionare i commenti sul blog.
Lungi da me limitare la tua libertà di argomentazione e commento, comprendo come sia per te importante argomentare meglio ogni tua posizione, del resto lo hai più volte spiegato… e ulteriormente ribadito in questo ultimo tuo commento.
Sulle incomprensioni sicuramente il mezzo scrittura limita le sfumature tipiche di una chiacchierata dal vivo, rileggendo le tue risposte passate dopo aver letto le precisazioni successive effettivamente assumono una dimensione diversa.
Sul fronte del tuo workflow so molto bene quanto un mezzo fisico (pellicola + sviluppo + stampa) possa essere distante da sistemi più fluidi tipici del digitale. Un digitale che d’altro canto annulla e uccide tutte quelle sfumature e quella matericità fisica che una stampa dal vivo può offrire. Per chi sceglie questo medium e non una forma ibrida come me, questa scelta per certi versi diviene limitante, ma se mossa come nel tuo caso da una chiara posizione autoriale, anche in questo caso è da rispettare e accettare.
La distanza fisica tra le nostre 2 “basi logistiche” c’è, ho cercato in rete qualche tua presentazione, ho trovato qualche reel o video in cui si intravedevano degli scatti… nulla più. Se mai organizzerai un incontro con l’autore in luoghi a me più vicini fammi sapere.
Sul concetto di “genere fotografico”… be’ sai già come la penso, concordo tuttavia sulla straordinarietà dell’approccio fotografico. 😉 e sulle straordinarie vibrazioni che queste visioni del mondo possano generare in noi.
Un saluto da una Sicilia, frizzata in un tempo sospeso dove tutto si evolve senza mai cambiare.
È evidente Andrea… è evidente che siamo diversi, ed è evidente che la pensiamo in modo diverso!
Ma questo, scusa Andrea, non lo scopriamo davvero oggi… questo era più che evidente anche tre anni fa, quando nel 2023 ci siamo scritti davvero molti commenti in calce ai tuoi articoli…ed era già ben chiaro quanto la pensiamo in modo diverso.
La differenza è che io ho capito benissimo il tuo pensiero, il tuo approccio e la tua visione (le attuali marcate differenze sulle quali critico oggi le tue posizioni riguardano altre cose, come una coerenza che barcolla in quello che dici, come travisamento e distorsioni dei concetti che ho espresso nei commenti, anche e soprattutto dopo che mi sono speso a spiegarli in modo intelligibile)…mentre appare chiaro che tu non solo non condividi il mio pensiero, il mio approccio e la mia visione (che è più che lecito), ma non la capisci nemmeno… e questo, invece, è piuttosto grave.
Forse hai cominciato a capirne un piccolo frammento ora, a valle di quell’esempio che ti ho portato, e che tu hai ripreso nella tua ultima risposta…
…ma lo hai capito solo in parte, ne hai capito appunto un frammento…
…si vede che non lo hai capito per intero, nel momento esatto in cui ti poni questa domanda (testualmente):
“Mi chiedo che senso ha incontrare un “Autore” a cui non frega nulla del fatto che io o chiunque altro si sia degnato di “investire” o “sprecare” il proprio tempo per andare a vedere i suoi scatti.”
E ti spiego il perché non lo hai capito per intero:
La mia fotografia non nasce per questo, te lo ribadisco, e a me non interessa affatto fare mostre o tenere incontri con l’autore, ti ribadisco anche questo (se non fosse così, mi sarei mosso in modo diverso negli ultimi 50 anni)…
…ma ti ho già scritto e dettagliato che nel momento in cui qualcuno, incuriosito da uno scritto, o da una conversazione di persona in mostre, Fiere e festival sulla fotografia (di cui sono un fruitore che le frequenta molto) mi chiede di lasciargli le mie stampe per una mostra, oppure mi chiede di tenere un incontro con l’autore con la fotografia (e, ripeto, le condizioni logistiche lo consentono…)…in quelle occasioni do tutto me stesso per trasmettere ogni piccola piega della mia cultura fotografica (che è quel che è, e che vale quel che vale), do tutto me stesso per selezionare con la massima ferocia ogni singola immagine che andrà in visione (non te lo immagini nemmeno le stampe fotografiche che scarto)…e quando sono li, davanti a loro, a parlare, a spiegare il senso di una visione che tende e prova a raggiungere l’essenza della Street Photography in quella visione (o quantomeno una delle “essenze”)…lo vedo direttamente nei loro occhi, nelle loro espressioni…ancora prima, molto prima, delle loro parole… il senso per il quale loro hanno “impiegato” o “sprecato” il loro tempo per venire a vedere e/o ascoltare.
Evidentemente, eri distratto quando hai letto, nel mio commento precedente, che nel momento in cui accetto di dare le mie fotografie per una mostra o di tenere un incontro con l’autore…ho ben presente, e sono pienamente consapevole, del fondamentale e indispensabile passaggio: “dalla rappresentazione di qualcosa per me”…alla “comunicazione di qualcosa verso gli altri”…
…te lo avevo scritto, ma forse non lo avevi capito…
…e allora, ecco il senso che ha, o che può avere, “incontrare un Autore, a cui…”
…a cui non interessa fare mostre, o tenere incontri con l’autore…che tuttavia, nel momento in cui accetta di farle, da assolutamente valore al tempo che i fruitori dedicano alla visione e all’ascolto.
Glielo dò in pieno il valore al tempo che dedicano alla visione e all’ascolto, e proprio perché quelle cose le faccio (quando le faccio) per loro, non certo per me…
…per me faccio fotografia…
…per me vivo quell’attimo… quell’incredibile, insostituibile, indiscutibile, indubitabile attimo in cui si condensa tutta una vita…
…per me NON faccio mostre…
Per me NON tengo incontri con l’autore…
___
Chiarito anche il concetto sull’ultima domanda (anche se la chiedevi a te stesso) che tu hai scritto “storgendo un po’ il naso”…
… possiamo benissimo concludere il nostro raffronto…e, nel farlo, ti posso tranquillizzare:
Se trovi la lettura dei miei commenti “estenuante”, e se i “toni” con cui scrivo i commenti e le risposte, vanno ad urtare la tua “suscettibilità”… come ti ho già scritto nel mio precedente commento, posso benissimo “sfilarmi” in silenzio e sparire dal tuo blog in un secondo…
…non voglio certamente essere responsabile di un tuo “sfinimento” che ti può portare a prenderti un anno sabbatico, come hai fatto un paio d’anni fa per il tuo sfinimento sulla “deriva della Fotografia”.
Va be’ che vuoi che ti dica… evidentemente se non ho compreso o sono tonto o le tue parole non erano per me così chiare come sostieni, personalmente mi interrogherei anche su questo. In ogni caso non importa.
Sicuramente non sei causa del mio sfinimento, quella era una battuta per smorzare i toni… (anche questa non compresa) , ma certamente non sono scambi come questi che mi sfiniscono o mi inducono ad anni sabbatici… le vicissitudini della vita sono molto più complesse e scegliere di scrivere, o non scrivere, apparire o scomparire è solo l’esercizio della mia libertà di essere.
Come ho approvato e pubblicato qualunque cosa tu abbia scritto così sei libero di continuare a farlo se ne avrai voglia… lungi da me limitare la libertà altrui anche in questa sede, in questo mio blog.
Continua a disturbarmi la saccenza con cui scrivi alcune cose e trovo un po’ irritante il tono ironico usato in alcune tue forme di scrittura, considerando che a parte ciò che di pubblico ho mostrato non sai altro. Detto questo almeno un punto di incontro l’abbiamo trovato, siamo diversi e la diversità con i suoi pregi e difetti comunque è pur sempre un valore.
Non so chi tu sia, mi piacerebbe conoscerti per i tuoi scatti, per i tuoi 50 e passi anni di fotografia; ma da quello che scrivi ritengo ciò una possibilità remota se non voluta dal fato e dalla casualità.
Caro Walter comunque hai fornito spunti di riflessione molto profondi e interessanti, un punto di vista diverso, che comunque rimane un punto di vista, il tuo.
Grazie per questi scambi.
Prima di risponderti Andrea, dobbiamo chiarire bene una cosa, visto che la questione delle risposte “estenuanti” da leggere l’avevi già tirata in ballo almeno un paio di volte tre anni fa in un paio di risposte a un paio di commenti su un paio di articoli…
… dobbiamo chiarirla bene, perché vedi, quando si scrive articoli come fai tu anche piuttosto lunghi, che affrontano diverse tematiche e fanno emergere questioni che, a valle della lettura, andrebbero sviluppate…non ci si può aspettare commenti rapidi per sintetici.
Esattamente come nei canali YouTube…chi fa un video che dura mezz’ora, e tratta anche tematiche diverse, o spessissimo anche diverse sfaccettature di una tematica importante, non può pensare o pretendere di ricevere commenti rapidi e sintetici…
…a meno che voi non siate delle persone che vogliono ricevere solo commenti come :
Bravo!…o “Continua così”…o “Gran bel video, complimenti”!
È questo che vuoi? È questo che preferisci?
Se si tratta di tematiche importanti, queste vanno sviluppate…e per svilupparle bisogna argomentare, proprio per non essere fraintesi!
Se vuoi tenere un diario, te lo puoi scrivere a casa e non lo vede nessuno…
…se lo vuoi come blog, in internet, aperto al mondo, ma non vuoi ricevere i commenti ai tuoi articoli del tuo blog, puoi inibire i commenti (così il tuo diventerebbe un monologo e basta)…
…se invece non vuoi più ricevere i miei commenti, basta che lo dici chiaramente, e io mi sfilo in silenzio, senza battere ciglio, e in pratica così adotteresti il caso precedente (con ogni commento escluso), visto che negli ultimi tre anni abbondanti (Giugno 2023 ÷ Giugno 2026) per i tuoi ultimi 13 articoli, gli unici commenti te li ho scritti io.
Evidentemente tu scrivi articoli, ma non ti interessa affatto il raffronto, non ti interessa sviluppare gli spunti di riflessione che emergono, non ti interessa nemmeno entrare nel merito…eh sì, Andrea…costa fatica entrare nel merito, perché bisogna non solo essere in grado di farlo…
…ma bisogna:
1) Bisogna impegnarsi per capire quello che l’altro sta dicendo… il mio primo commento era decisamente sintetico, abbastanza conciso e assolutamente aderente a un paio di tematiche del tuo articolo…solo dopo il tuo sviluppo nei successivi commenti, mi sono visto costretto a parlare di mie esperienze o di come era possibile la condivisione al mondo dagli dagli anni ’70… perché tu stesso mi hai coinvolto con il tuo pensiero che ritengo assolutamente non corretto quando parli di “atto egoistico”…e dal momento che io non ci sto a farmi attribuire (anche se indirettamente) il “titolo” di autore di “atti egoistici”, mi vedo costretto a risponderti argomentando.
Per inciso: io non ci vedo nessuna “accezione positiva” in un “atto egoistico” ma proprio proprio NESSUNA!
2) Bisogna aver coerenza in quello che si afferma:
Infatti, non puoi ora scrivermi:
“Dunque alla tua domanda: A chi non interessa tutto questo, avrebbe dovuto e dovrebbe comunque fare queste cose? La mia risposta è che NON VI È ALCUN DOVERE”
…non puoi scrivermelo ora, quando nel commento precedente mi hai scritto:
“Chi la pensa come noi HA iL DOVERE di mostrare la propria visione”
E parlando di coerenza…non puoi scrivermi che:
“Io parlo su un livello di assoluta semplicità, ovvero di mostrare le foto in qualunque forma agli altri. Un atto semplice che non necessita di un impegno così astronomico da essere impossibile da esplicare… anche la persona che fa il centrino a casa, alla fine potrebbe mostrarlo con orgoglio alla figlia”
Non puoi scrivermi questo per provare a controbattere gli esempi descritti per comunicare e condividere con il “mondo” su internet…
… quando sei proprio tu che parlando di internet hai provocato quegli esempi che ora contesti, quando hai scritto nella prima risposta (testualmente):
“Internet è oggi il principale medium di distribuzione e conoscenza, usato da fasce sempre più ampie di popolazione, spesso senza filtri. Se quella fotografia non appare anche sui canali digitali, la percezione — non reale, ma pur sempre percepita — è che non esista altro.”
Tue parole Andrea…TUE parole!
…e quando sei sempre tu che parlando delle capacità artistiche del tuo amico hai affermato:
“Ogni volta esco affranto, arrabbiato, perchè riconoscendo il valore – per mia indole – vorrei che tutti potessero fruire di quelle visioni di quelle emozioni che riescono a suscitare.”
Vorrei che “TUTTI”…
3) Bisogna saper apprezzare le sfumature e cercare di non travisare, né di stravolgere i concetti da lui espressi, e tu…
…nonostante mi sia già speso abbondantemente nel commento precedente per farti capire che dire “non interessa raccontare con la propria fotografia e non interessa condividere la propria fotografia” e MOLTO DIVERSO dal dire “non voglio che qualcuno veda la mia fotografia “…
…tu nonostante questo, nell’ultimo commento hai continuato con la medesima “solfa”, quando scrivi:
“…ma ribadisco che secondo me rimane un vero peccato non aver permesso ad altri occhi di ritrovare qualcosa di suo, o semplicemente osservare una visione altrui, che potrebbe arricchire la propria”
NON AVER PERMESSO?
Ma mica la nascondo in una caverna la mia fotografia…mica la nego agli altri, se e quando gli altri me la chiedono!
Subito dopo scrivi:
“Il mio suggerimento è di liberare i propri scatti permettendogli di incontrare gli occhi di un osservatore”
LIBERARE I PROPRI SCATTI?
PERMETTENDOGLI?
Ma mica sono prigionieri i miei scatti!
Mica non gli permetto di incontrare gli occhi di un osservatore!
I miei scatti non sono segregati, sono liberissimi di incontrare chiunque sia interessato a vederli e mi chieda di farlo (se, naturalmente, le condizioni logistiche lo consentono), anche tu Andrea puoi farlo, puoi vedere le mie fotografie da sole, in silenzio, o con un incontro con l’autore…ma solo se interessa a te, perché a me non interessa davvero…e la mia fotografia non è stata realizzata per questo!
È un fatto, un pensiero, e una visione tanto semplice… eppure sembra che tu non solo non la condividi, ma sembra che non la capisci nemmeno. Infatti continui a confondere il “non essere interessato a condividere” con il “non VOLER condividere”.
A questo punto è evidente che non ci capiamo. A questo punto è evidente che io non capisco la tua posizione… mio limite. E che tu non comprendi la mia… tuo limite. Parliamo di sfumature diverse, ma che da entrambi i lati non trovano un punto di incontro costruttivo per entrambi… e sinceramente a questo punto, visti i toni da te usati, inizia a scemare anche il mio interesse a trovarlo, inizio a non vedere più questi scambi come una fonte di crescita per me e per gli altri.
La mia posizione riguarda ad internet non cambia, la confermo e la sottoscrivo. Va letta e compresa nel contesto del testo.
Scrivi…
“puoi vedere le mie fotografie da sole, in silenzio, o con un incontro con l’autore… ma solo se interessa a te, perché a me non interessa davvero …e la mia fotografia non è stata realizzata per questo!”
Questa affermazione alla fine mi dice tutto, mi fa comprendere meglio la tua posizione e il tuo essere “fotografo” o “fotografo” a modo tuo. Mi chiedo che senso ha incontrare un “Autore” a cui non frega nulla del fatto che io o chiunque altro si sia degnato di “investire” o “sprecare” il proprio tempo per andare a vedere i suoi scatti. Questo genere di chiusura o visione o approccio o atteggiamento – chiamalo come vuoi – è anni luce lontano dalla mia persona, a me interessa e do valore al tempo che le persone dedicano alla visione dei miei scatti, le ringrazio e mi sento onorato, indipendentemente dal giudizio e dal gradimento o non gradimento che essi possano suscitare.
Io probabilmente ancora non ho raggiunto il tuo stato sublime di consapevolezza. Tutti i Giganti che ho incontrato, mi hanno sempre detto: mostra, confrontati, ascolta, rivedi, cresci. Io sono semplicemente un nano che continua ad imparare dalle esperienze condivise e dal confronto con gli altri da cui apprendo sempre, in modo gentile, sfaccettature interpretative nuove.
Siamo evidentemente diversi, e forse questo è il miglior insegnamento che porterò con me da questi scambi.
Grazie per aver condiviso il tuo punto di vista. Grazie per il tempo che hai dedicato a scrivere qui.
Ciao Andrea, nel risponderti, vorrei chiarire due o tre cose che avevo già scritto e che, nel leggere il tuo commento, appaiono da te “confuse”, per non dire “non comprese”:
1) Rispetto il parere e la visione di tutti, nel momento in cui la stessa parte da dati oggettivamente non contestabili o non veri (se vuoi ti spiego con un esempio)… pertanto capisco e rispetto la tua visione, anche se è differente dalla mia.
È chiaro però, che sei tu a non aver capito la mia di visione (arriviamo quindi al secondo punto).
2) Quando ti ho scritto (sia ieri che anni fa…) che ci sono milioni di persone (io compreso) che non fanno fotografia per raccontare qualcosa a qualcun altro…e che a tutti loro non interessa condividere la loro Fotografia… intendo dire esattamente questo, cioè quello che ti ho scritto…
…non puoi pertanto Andrea tradurre queste affermazioni, peraltro chiarissime con le tue parole (testualmente):
“Chi scatta per se e non ha alcuna intenzione di mostrare agli altri, faccia pure…”
Perché c’è un enorme differenza nel dire:
“non gli interessa condividere la propria fotografia”…
…con dire:
“non ha alcuna intenzione di mostrare agli altri”…
Perché in questo secondo caso, è limpida una specifica “avversione” (non voglio farlo) a mostrare o condividere (e questo NON è il caso a cui mi riferisco)…mentre nel primo caso è un’affermazione che indica che a quelle persone semplicemente “non interessa”… può succedere oppure no, ma in tutti i modi, non hanno realizzato la loro Fotografia per quello scopo!
Chiarito questo (distinzione molto importante) possiamo quindi entrare ancora più in dettaglio con il terzo punto.
3) Tu mi scrivi (sempre testualmente):
“Tuttavia converrai con me che l’intento fotografico ha natura varia, e che molti generi hanno una vocazione pubblica già nell’atto stesso. Il racconto fotografico è finalizzato alla narrazione: e normalmente non si narra a se stessi, ma a qualcuno – fosse anche solo il proprio figlio. Dall’ altra parte c’è quasi sempre un osservatore”
Questa Andrea, scusa se te lo dico un modo schietto, diretto e sincero…ma è solo una visione estremamente “parziale” della questione…una visione che sembra scritta per provare a giustificare un pensiero che sta osservando la questione solo da un angolo specifico, e non vede tutto il resto, e le infinite altre possibilità… è come se tu entrassi in un grande appartamento e ti fermassi a guardare solo lo stanzino accanto alla porta d’ingresso.
Mi spiego meglio:
Il “racconto fotografico” (per usare i tuoi termini) può essere realizzato partendo da un progetto pensato a monte degli scatti…ma può anche essere realizzato a valle di anni di scatti mettendo insieme specifiche assonanze di fotografie con “denominatore comune”… per entrare in esempi dati da “generi fotografici”:
Possiamo fare fotografia paesaggistica, o street photography, o fotografia naturalistica o fotografia di danza, o fotografia di teatro, ecc.ecc. anche solo:
-come meditazione
-come atto che “cristallizza” una “contemplazione”
-come auto-terapia
-per delineare e definire il proprio rapporto con il “tempo”
-come sistema per fermare un attimo e viverlo in modo più intenso
-come “ricerca introspettiva”
Ecc, ecc, ecc…
…e questo ed solo solo alcune delle motivazioni e degli scopi che sono “sganciati” dal fare Fotografia per raccontare, per comunicare, e per condividere la propria fotografia con altri… eppure…
Eppure in tutti questi generi fotografici, realizzati senza appunto l’ intento di comunicare o condividere… a valle di 2, o di 5 o di 10 anni di scatti…si possono selezionare fotografie e disporle nella sequenza di “Racconti fotografici” potentissimi…
“Racconti fotografici” interessanti, vibranti, profondi ed emozionanti…sulla vita delle persone, sulle loro fisime, sulle loro abitudini, sulla sublimazione di momenti iconici nella tristezza, o ironia, o drammaticità o leggerezza ecc.(street photography)…sul cambiamento di posti, luoghi, ecosistemi, (Fotografia paesaggistica, e naturalistica), sull’esaltazione dell’ espressione del corpo, o del gesto (Danza e Teatro)…solo per fare qualche esempio.
Quindi il “racconto fotografico” in moltissimi generi lo puoi ipotizzare già a monte come “progetto fotografico”, lo puoi fare a valle come “ricerca visiva” senza che le fotografie siano state realizzate per quello scopo, e puoi benissimo non farlo per niente, anche se le tue fotografie hanno un enorme potenziale per farlo.
Pertanto, NO! Non credo proprio che i generi fotografici (a parte forse pochissimi , come alcune forme di “Reportage”, o Fotografia Pubblicitaria, Matrimoniale, ecc) hanno una vocazione pubblica già nell’atto stesso.
Poi scrivi:
“Per mia visione, la Fotografia completa il suo ciclo vitale quando arriva agli occhi di un altro”
Beh Andrea, questa è la tua visione (e quella di molte altre persone)…io la rispetto ma non la condivido!
Per me (e per molte altre persone )la “sublimazione” della Fotografia avviene al momento dello scatto, perché è lì che si condensa tutta una vita, e lì che avviene quell’ esplosione di “luce”, è li che vibra l’emozione di un momento unico e irripetibile, è lì che si “cristallizza” il passare del nostro “tempo”…o, per tradurre il concetto in chiave filosofica “il nostro passare attraverso il tempo”…ed è per questo che da quasi 50 anni (Febbraio 1977) faccio Street Photography.
Poi?
Poi, vedo il rullino appena estratto dalla fotocamera come un qualcosa di finito, passato (perché l’emozione è già passata…)
Poi?
Poi, sviluppo i rullini, certo!
Poi, passo nottate intere (ogni settimana) in camera oscura per stampare una parte di quegli scatti, sicuramente!!
Poi, archivio tutto nel migliore dei modi, ci mancherebbe!!!
Ma tutto questo Andrea…
… tutto questo è funzionale esclusivamente al fatto che tramite quelle stampe posso rivivere in modo più “vivido” rispetto alla memoria, almeno una parte, un “surrogato” delle emozioni provate al momento di quegli scatti.
Intendiamoci… parallelamente alla “pratica fotografica”, sono uno studioso della materia… studio Fotografia da 50 anni e quando mi capita (ma solo perché me lo chiedono, a me quello non interessa ) di dare le mie stampe per qualche mostra, o di tenere un incontro con l’autore sulla Street Photography…la mia selezione è “ferocissima”, e non c’è alcun dubbio che rispetti e che soddisfi a pieno il delicato ma fondamentale passaggio dalla “rappresentazione per me” alla “comunicazione verso gli altri”… perché nel momento in cui me lo chiedono (e se le condizioni logistiche lo consentono), io mi faccio assolutamente carico del fatto che sto condividendo e comunicando con e verso gli altri…
… rimane il fatto che a me questo non interessa, che non faccio fotografia per questo, e che tutte quelle mie fotografie, tutte quelle mie stampe, non sono state assolutamente fatte per comunicare alcunché a qualcun altro.
E arriviamo ora al tuo ultimo passaggio che NON condivido per niente…tu scrivi:
“Ognuno è libero di ballare meglio di Fred Astaire, nella propria cameretta. Ma per mia indole, quell’atto mi sembra egoistico: la bellezza, qualunque sia il mezzo ha bisogno di essere condivisa”
Eh no! Anche qui non sono d’accordo:
“Fare Vela”, “Giocare a Bocce”, “Scalare montagne”, “Viaggiare in motocicletta”, “Fare immersioni”, ecc, ecc…sono tutte attività dell’uomo, fatte per le ragioni più svariate, che non necessitano per forza di essere condivise, e nessuno taccia tutte le persone che le fanno di “egoismo”…ma se quelle persone fanno Fotografia invece, e non la condividono… allora fanno un atto egoistico?
E perché?
Perché dietro l’ azione di “fotografare” è nascosto l’atto creativo?
E per questo dev’essere per forza condiviso?
Allora devono condividere qualcosa tutti quelli che scrivono poesie? Per forza?
E tutti quelli che fanno l’uncinetto? (Che egoiste tutte quelle signore che si tengono per loro tutti quei bei “centrini”)
E tutti quelli che disegnano?
E tutti quelli che dipingono con gli acquerelli?
E tutti quelli che compongono una melodia alla chitarra? Al pianoforte?
E tutti quelli che modellano la creta?
Ecc.ecc.ecc.
UN ATTO EGOISTICO?
Ma siamo seri Andrea!
Secondo te a chi non interessa “dire”, “raccontare” con la propria fotografia, non interessa condividere la propria fotografia…per non essere definito egoista, o meglio per non essere tacciato di compiere un “atto egoistico”:
– dovrebbe mettersi a scansionare le proprie stampe ottenute in nottate e nottate di camera oscura, per mantenere il livello qualitativo già raggiunto… e poi aprire un sito o un profilo Instagram, o un canale YouTube per diffonderle agli altri?
-oppure dovrebbe, per evitare l’ imperfetta scansione di stampe positive… dovrebbe scansionare tutti i negativi interessanti per poi provare a rifare in camera chiara, con Photoshop o altro, tutta la post-produzione, per provare a ritrovare quel risultato ottenuto in camera oscura, per poter poi condividere, nei canali informatici che deve comunque aprire, la sua opera con gli altri, anche se questo a lui non interessa?
-oppure, visto che per esempio, nel mio caso che parte dal Febbraio 1977 e non esisteva né Instagram, né i siti informatici, né i canali YouTube, né altro dei social…avrebbe dovuto prepararsi selezioni, con tutte le stampe in raccoglitori, cartelline, per una corretta presentazione… e portarsi chili e chili di roba, in treno o in automobile, verso Milano, Roma, Torino, Bologna, Venezia, ecc. ecc. alla ricerca di istituzioni, gallerie, sale comunali, con persone (assessori, organizzatori, galleristi, ecc) “addette ai lavori” (laddove, e questa è la mia esperienza non da autore della mia fotografia, ma da fruitore della fotografia di altri… il 98% di quelle persone NON possedevano la “cultura visuale” per arrivare ad apprezzare la fotografia negli anni ’70, ’80 e ’90), e spendere le migliori parole, le frasi più convincenti e ricercate, per provare a convincerli che l’esposizione di tali “ricerche visive” erano “importanti”, e che non avere la possibilità di esporre quei lavori diventava un “atto egoistico” verso il mondo che non può vedere quelle opere fotografiche, se loro rifiutano di esporle?
A chi non interessa tutto questo, avrebbe dovuto, e dovrebbe comunque fare queste cose?
E così che la pensi Andrea?
Attendo con interesse la tua risposta come soluzione e antidoto a quello che ti definisci un “atto egoistico” sia ora che 30, 40, e 50 anni fa.
Caro Walter,
con tutta franchezza ti dico che le tue risposte sono “estenuanti” da leggere :-), comprendo la necessità di argomentazione, comprendo la voglia di raccontare il tuo punto di vista, comprendo il reciproco piacere di dibattere e parlare su livelli più profondi di fotografia… ma evidentemente il mezzo scrittura da parte mia quanto da parte tua non è il giusto mezzo per dibattere su queste cose in questa sede. Troppi “non capisco”, “non ho compreso”, “hai visto solo”…troppe frasi intese nel verso non corretto, in ambedue i fronti. La mia sensazione più sincera è che continueremo a scrivere TOMI di testo senza mai raggiungere una fine.
Continui a citare instagram, facebook…i social e il web (che comunque IO ritengo parte integrante della comunicazione di oggi) … io in questo caso parlo su un livello di assoluta semplicità, ovvero di mostrare le foto in qualunque forma agli altri.
Un atto semplice che non necessita un impegno così astronomico da essere impossibile da esplicare… anche la persona che fa il centrino a casa… alla fine lo potrebbe mostrare con orgoglio alla figlia.
Quando parlo di atto “egoistico”, in modo provocatorio ma evidentemente non compreso nemmeno in questo caso, mi riferisco a chi avendo una produzione interessante, unica, forte, e se la tiene per se’ senza mostrarla a nessuno, a mio avviso vive il processo fotografico come processo, come terapia personale, come hobby per la propria anima… in certi casi dico peccato! Perchè la bellezza, va condivisa (così penso). Poi ognuno è libero ovviamente di fare quello che vuole… creare una scultura per poi distruggerla… ogni atto è lecito…nella propria dimensione rispetto qualunque libertà espressiva. Ma rimane comunque un dispiacere sapere che qualcosa di bello o interessante o sgragevolmente pungente non è stato lasciato libero di volare.
Un mio caro amico, dipinge in modo straordinario, con un dettaglio michelangelesco, tuttavia da oltre un decennio le sue opere rimangono SUE, in casa, sul pavimento, sul tavolo, sulle mura… ovunque. Nulla più esce fuori, nulla va oltre il suo sguardo e quello di qualche raro amico che con estremo atto di donazione viene accolto in casa. Ogni volta esco affranto, arrabbiato, perchè riconoscendo il valore – per mia indole – vorrei che tutti potessero fruire di quelle visioni di quelle emozioni che riescono a suscitare. Ma lo rispetto. Rispetto la sua scelta nonostante penso che il suo sia un atto egoistico (inteso nella sua eccezione positiva).
Disserti sui processi, sul passato, addirittura parti da una tua esperienza negli anni 70 ma sinceramente, sei tu qui a fare confusione. Ripeto, non sto parlando che ognuno dovrebbe contattare galleristi o gente che ha il potere di “mostrare o celare” per condividere le proprie visioni. Non sto parlando di una ricerca di approvazione o di notorietà. Se lo scatto nasce per te e ti ha già appagato, per te il suo percorso è concluso, concordo, l’obiettivo è raggiunto! Bene… Lo so non ti importa che vi sia un seguito, non importa a chi ha avuto quell’intento e quella spinta creativa o emozionale, ma ribadisco che secondo me rimane un vero peccato non aver permesso ad altri occhi di ritrovare qualcosa di suo o semplicemente osservare una visione altrui che potrebbe arricchire la propria.
Lo hai già detto tu… spesso manca una cultura visuale per “osare”, spesso sono i trend di interesse del pubblico che decidono cosa mostrare e cosa no… spesso sono scatti deboli che nascosti dall’etichetta “ricerca visiva”, “sperimentazione”, “introspezione” ecc portano ad un probabile “no”. Ma non stiamo parlando su questo livello, stiamo parlando nel ruolo più ancestrale dell’atto fotografico che secondo il mio punto di vista, ha una natura intrinsecamente comunicativa. Quando parlo di mostrare, parlo di mostrare anche alla sola signora Anna della porta accanto.
Dunque alla tua domanda “A chi non interessa tutto questo, avrebbe dovuto, e dovrebbe comunque fare queste cose?” la mia risposta è che non vi è alcun dovere. Si è liberissimi di fare quello che si vuole rimanendo nella propria dimensione e nella propria confort zone… ma il mio suggerimento è di liberare i propri scatti permettendogli di incontrare gli occhi di un osservatore, senza giudizio, senza pretese.
Allora Andrea, intanto mi fa piacere che sugli altri punti sei d’accordo con me al 100%.
Sul primo punto io vedo la questione in modo semplicissimo:
Non me ne frega niente se oggi Internet è il principale medium di distribuzione e di conoscenza…e non me ne frega niente se si genera o non si genera un “vuoto mediatico” per usare i tuoi stessi termini…e lo sai perché?
O meglio, ti ricordi il perché?
O per essere ancora più precisi…ti ricordi la frase di partenza che ti ho scritto e ripetuto quasi in ognuno dei numerosi commenti ai tuoi articoli (quando qualche anno fa li scrivevi con più frequenza)?
Te la riporto qui, così chi legge può capire meglio la logica dietro al ragionamento:
TUTTO PARTE DAL PERCHÉ SI FA FOTOGRAFIA!
Tutto parte da lì, e tutto dipende da quello!
Tu mi scrivi: “…chi la pensa come noi ha il dovere di mostrare la propria visione…”
Ma no!
Proprio no!
Non c’è alcun dovere!
Non esiste il dovere in queste cose!
Se il 60% o il 70% o il 90% o anche il 99,8% di chi fruisce della fotografia degli altri, lo fa via Internet e non va fisicamente a vedere Mostre, Fiere e Festival dedicati alla Fotografia, e se non va a vederle nelle esposizioni dei foto Club, se non va agli “incontri con l’autore”, che si tengono in tutta Italia… sono squisitamente “fatti loro”.
Dall’altra parte, chi vede tutta questa enorme superficialità, questa terribile “deriva” (e ce n’è ben più di una di “deriva “), e porta avanti la propria fotografia con impegno, passione, e studio…non ha mica l’obbligo di sgomitare per fare emergere la propria “visione”… di spendere “tonnellate di tempo” per fare vedere un modo diverso di fare fotografia…assolutamente no!
E questo (la perdita o comunque l’impiego di “tonnellate di tempo”) è spesso inutile, e decisamente evitabile anche nelle realtà “fisiche” che ti ho citato prima (Mostre, Fiere, Festival, ecc.)… laddove in molti casi (non certo in tutti, ma in molti si…) gli addetti ai lavori (curatori, direttori artistici, organizzatori, ecc) non hanno il “metro” e le “capacità” di “distinguere” (sul cosa e sul chi… c’è un discorso troppo lungo da fare in commenti scritti), e laddove chi poi osserva (i fruitori di Mostre, Fiere e Festival) spesso dimostra un interesse molto relativo e superficiale verso ciò che è andato fisicamente a vedere.
Tutto questo su chi osserva le mostre e le rassegne l’ho visto troppe e troppe volte, l’ultima volta risale a meno di un mese fa quando ho visitato tutte le mostre di “Fotografia Europea” di Reggio Emilia.
Come poi ti ho accennato varie volte in altri commenti, come ci sono milioni e milioni di persone che fanno fotografia per “emergere”, per “apparire”, per “farsi conoscere”, per una triste e spasmodica ricerca di likes e followers, per un triste desiderio di ammantarsi di “vana gloria”…
…ci sono milioni e milioni di persone che fanno fotografia per altri motivi…fanno fotografia con altre motivazioni e per altri scopi…e di “dire” o “raccontare” o “comunicare” qualcosa con la propria fotografia a qualcun altro…non gli importa proprio niente…e di condividere la propria fotografia con qualcun altro, non gli interessa affatto.
Spesso la loro fotografia è straordinaria…lo si vede e lo so capisce immediatamente quando per caso, o per errore, comunque in modo casuale si viene accidentalmente a contatto con le loro stampe o le loro immagini…
…ma probabilmente, la loro Fotografia è così interessante, così profonda e così emozionante, proprio perché è stata realizzata per loro stessi, per la loro passione e soprattutto per le loro motivazioni…e non hanno alcun obbligo di mostrarla al mondo!
Di fatto, non è stata realizzata per quello!
Ciao Walter,
scrivi:
Ti rispondo semplicemente che per me la mediaticità e l’esposizione è un mezzo, non un fine.
L’intento fotografico di ognuno è mosso da motivazioni proprie e personali, uniche per ogni autore. Io personalmente non scatto per gli altri, ma per me stesso — solo dopo, a volte anche anni dopo, decido di liberare quella visione e mostrarla. Non per un like, non per sentirmi dire bravo o non bravo, ma semplicemente perché mi piace condividere il mio punto di vista su qualcosa.
Chi scatta per sé e non ha alcuna intenzione di mostrare agli altri, faccia pure — massimo rispetto. Tuttavia converrai con me che l’intento fotografico ha natura varia, e che molti generi hanno una vocazione pubblica già nell’atto stesso. Il racconto fotografico è finalizzato alla narrazione: e normalmente non si narra a se stessi, ma a qualcuno — fosse anche solo il proprio figlio. Dall’altra parte c’è quasi sempre un osservatore.
Per mia visione — e spero che tu, se non la condividi, almeno la rispetti — la fotografia completa il suo ciclo vitale quando arriva agli occhi di un altro.
Ognuno è ovviamente libero di ballare anche meglio di Fred Astaire nella propria cameretta. Ma per mia indole, quell’atto mi sembra egoistico: la bellezza, qualunque sia il mezzo, ha bisogno di essere condivisa.
Rispetto la tua posizione, spero tu possa fare altrettanto
Eh eh eh…ne avevamo già parlato Andrea…
…ti avevo già parlato di questa deriva, soprattutto della deriva della “Street Photography” quando ancora tu eri ottimista e fiducioso, quando ti aspettavi grandi cose dai Festival dedicati a questo genere fotografico.
È però su una tua attuale affermazione che vorrei soffermarmi, quando scrivi:
“La fotografia per come la conosciamo sta cambiando, è lì, agonizzante… e nessuno pare far nulla”
Non è così Andrea, non è così!
Sul fatto che nessuno pare far nulla non sono assolutamente d’accordo…
…ci sono milioni e milioni di persone che portano avanti la Fotografia per come la conosciamo… magari sono persone che fotografano per loro stessi (pratica che personalmente porto avanti da sempre), magari non hanno un sito, non un blog, non un canale YouTube, non sono presenti né su Instagram né su Facebook…ma fanno fotografia…e, spesso, è una fotografia interessante, profonda ed emozionante…che non ha bisogno di consensi.
Sul fatto che la fotografia sta cambiando, invece, ci sarebbe un lungo discorso da fare…
… tant’è che molto chiamano erroneamente Fotografia anche le immagini realizzate con l’intelligenza artificiale…che, di fatto, non sono Fotografia ma “Sintografia”.
Personalmente divido la questione dell’ IA in due aspetti separati:
1) Come autore della mia fotografia, considero l’ IA uno strumento che si aggiunge ad altri strumenti…dal momento che non mi interessa minimamente l’ IA nella Fotografia e che la mia Fotografia è assolutamente immune ed estranea all’ uso dell’ IA, sono certo che non esiste il minimo problema!
2) Come fruitore della Fotografia degli altri invece, lo vedo un problema che andrebbe risolto e alla svelta anche… perché chi vaca vedere mostre, fiere, e festival dedicati alla fotografia ha tutto il diritto di sapere come quella data immagine è stata realizzata (è mio parere personale che le immagini interamente realizzate con l’intelligenza artificiale generativa NON dovrebbero essere inserite in quei contesti, ma in contesti separati dedicati a questa nuova forma di espressione e di Arte.)… pertanto ritengo indispensabile una dichiarazione ben leggibile in calce all’opera.
Fortunatamente, sembra che qualcosa si sta muovendo e che già in agosto ci saranno delle normative dedicate.
Ciao Walter, ben ritrovato!
Sul primo punto: converrai con me che se chi porta avanti la fotografia “per come la conosciamo” continua a tenersela per sé, si genera un vuoto mediatico. Internet è oggi il principale medium di distribuzione e conoscenza, usato da fasce sempre più ampie di popolazione, spesso senza filtri. Se quella fotografia non appare anche sui canali digitali, la percezione — non reale, ma pur sempre percepita — è che non esista altro. Proprio in questo momento storico, in cui il confine tra reale e irreale diventa sempre più sottile, chi la pensa come noi ha il dovere di mostrare la propria visione. Sono gocce in un oceano, ne sono consapevole. Ma meglio una goccia autentica e di qualità che litri di finzione.
Sugli altri punti: concordo al 100%. Serve regolamentazione, e bisogna fare in fretta. Chiarezza di origine, trasparenza di intenti. Se le AI verranno usate per produrre opere artistiche — come già avviene — ben vengano: arricchiranno le possibilità espressive. L’importante è che i confini siano netti, e che alla base ci sia consapevolezza. Da parte di tutti. 😉