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Lo scorso 6 agosto 2025 si è spento a Genova Gianni Berengo Gardin, 94 anni. Con lui se ne va non solo un grande fotografo, ma un modo di vedere il mondo: sobrio, onesto, diretto, vero.

Quando ho appreso la notizia ero in Sicilia, al computer, immerso nel lavoro. Una notifica sul cellulare, poi la voce di mia moglie dalla porta dello studio: “Hai sentito? È morto Berengo Gardin.”
Sono rimasto immobile. Ho pensato: come morto?? E adesso?

Un altro grande se n’è andato, e noi restiamo qui, un po’ più soli.

Ho incontrato la sua fotografia tanti anni fa, in un momento di mia profonda crisi e cambiamento. Avevo appena venduto tutto il mio corredo fotografico, non riuscivo più a capire cosa fosse davvero la fotografia, ero pieno di dubbi, timori, pieno di perchè e domande senza risposta.

Tra i tanti libri acquistati vi era una raccolta autoriale a lui dedicata della Contrasto (FotoNote), la foto di copertina raffigurava un ragazzo dietro ad un binocolo panoramico… un foto che oggi definiremmo “street” tanto affascinante quanto bizzarra.

Fu li che iniziai a capire che la vera “Fotografia” era qualcosa di diverso da quello che avevo fatto fin ad allora. Non era perfezione assoluta, non era dettaglio e qualità, non era clamore, non era spettacolarità… ma semplicemente verità.

Vera fotografia. Non modificata né inventata con Photoshop.

Andando a fondo su quell’autore, mi colpì il suo timbro: “Vera fotografia. Non modificata né inventata con Photoshop.” All’inizio non ne coglievo la profondità non comprendevo quale pensiero si celasse dietro… poi quando tornai all’analogico, circa undici anni fa, osservando il primo negativo in controluce ne compresi davvero il senso profondo. La parola “VERA” aveva finalmente un senso compiuto, aveva, per me, assunto una dimensione ancor più intima e morale.

La seconda cosa che mi ha sempre affascinato è stata la sua coerenza: Berengo Gardin si definiva artigiano e mai artista, le tante interviste su NOC ed altri canali online moderni hanno sempre confermato tale pensiero: la fotografia non come spettacolo, ma come responsabilità.

Le sue immagini non gridano, ma restano lì, eterne, schiette, oneste, senza pretese, capaci di raccontare il quotidiano, le persone, i cambiamenti e le tante contraddizioni della storia d’Italia.

©Berengo Gardin

Mi mancherà molto il Berengo Gardin fotografo di strada: quello con la macchina al collo, lo sguardo curioso e pronto a stupirsi, capace di restituire poesia e verità anche nel gesto più semplice, nella vita di tutti i giorni.

Non l’ho mai conosciuto di persona, ma dalle sue foto ho imparato a guardare il mondo in modo limpido e con viva tenerezza. Ho imparato a capire che non serve cercare la bellezza, ma basta fermarsi alla verità… e che la verità, spesso, è già bellissima.

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