il tempo in cui viviamo – Riflessioni sulla Street Photography


Passeggiando per il MOMA di New York, nell’area dedicata alla “fotografia contemporanea” mi sono reso conto come questa mia idea del “quotidiano” che spesso viene scambiata per  “banale”, sia considerata invece interessante e degna di nota: collezioni su collezioni di attimi di vita “normale”, che insieme rappresentano l’umana natura. Una quotidianità  così forte ed emozionale che ci rende partecipi rievocando momenti intimi che spesso noi stessi abbiamo in qualche modo vissuto.

moma new york 1024x341 - il tempo in cui viviamo - Riflessioni sulla Street Photography - fotostreet.it

 

La Street Photography, a mio avviso, è un’approccio alla fotografia, che con umiltà, rappresenta il tempo in cui viviamo, senza un perché o un fine ultimo, ma con tutta la trasparenza e il rispetto che il quotidiano esige. Lo streepher non è un artista, non è un fotografo, non è un creativo  è solo un individuo che attraverso la sua fotocamera restituisce agli altri frammenti della propria visione del mondo.

ECLATANTE? NO GRAZIE!

In Italia sempre più spesso si cerca l’Eclatante, forme brillanti di uno sterile formalismo basato su cliché ripetibili e privi di anima. Penso che uno streepher con una visione reale e schietta e soprattutto personale porti a casa sempre qualcosa di buono da una sua session, penso che riesca quasi sempre a catturare qualcosa di banalmente interessante per se e per la sua anima…

Ecco perchè penso che ci sia sempre qualcosa da fotografare…
anche in una sterile stanza bianca.

Quando questa spinta, questo guizzo fotografico non si manifesta, allora ritengo che emozionalmente non si è presenti; come in una sorta di disconnessione emozionale dal reale… e dunque si smette di vedere, di frizzare ed emozionarsi per quegli attimi che insieme fanno la vita.

Credetemi…ho visto blasonati fotografi produrre poco e male, farcire di parole lusinghiere propri lavori di mediocre qualità usciti da tirate selezioni tra migliaia di scatti; ho visto auree quasi mitologiche precedere il nulla e l’eccesso di egocentrismo confondere le menti, ma ho anche visto la semplicità di scatti umili che per qualche motivo ti intrappolano in una stasi senza tempo.

E allora vi chiedo… cosa cercate dalla vostra street? Fumo che fa rumore e che poi scompare appena cambia il vento o quella intima sostanza che permea le cose e che rimane indelebile nel tempo?

 

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LEE FRIEDLANDER (American, b. 1934) – MOMA

Al MOMA, sono rimasto davanti a questo scatto di Friedlander, per oltre 20 min…lo conoscevo già…ma la sua visione vera, rapisce… ed ogni minuto che passava entravo in un livello di conoscenza maggiore… e allora il cono di panna fatto con le nuvole lascia spazio al ritmo dei triangoli… e poi inizi a vedere altri triangoli in un tripudio di forme ridondanti di un’America convenzionale che  mai porta il tuo sguardo fuori dallo scatto…

Ovviamente non siamo tutti Friedlander, ma ritengo che nel nostro piccolo possiamo e dobbiamo sforzarci di cercare quella sostanza fatta di forme, contenuti ed emozioni che rende la Fotografia un’espressione contemporanea intima capace di veicolare messaggi, visioni e interpretazioni di una realtà in continuo mutamento.

5 comments on “il tempo in cui viviamo – Riflessioni sulla Street Photography

  1. Salvo Monaco 17 luglio 2018 23:35

    Che la street photography debba essere umile non c’è dubbio. Mai banale, però, altrimenti mancherebbe il racconto. Il racconto deve esserci e deve sorprendermi, perché è sempre stato lì, dentro la normalità, in penombra finchè il mio scatto non gli ha dato luce. Evidenza. Non sarà Arte, ma cosa rende grande un dipinto, o una poesia, se non quel raggio di luce sulla buia normalità?

  2. lucaxrossi 17 luglio 2018 17:21

    Sono totalmente d’accordo. La passione si sente. Bravo 😊

  3. Gianluigi Burlini 16 luglio 2018 22:01

    Concordo pienamente…testimoni del tempo e del vissuto collettivo.

    • Andrea Scirè 17 luglio 2018 08:57

      Ciao Marco,
      grazie!

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